L’INFINITO VIAGGIO DELLA VITA

L’INFINITO VIAGGIO DELLA VITA

24 Novembre 2021 0 di Timoteo Lauditi

Presentazione de L’INFINITO VIAGGIO, silloge poetica, Pluriversum Edizioni, alla fiera degli editori e degli autori EDITA, Milano, 12.11.21

– A cosa è legato il desiderio di viaggiare?
– Da dove viene il senso di eternità dentro di noi?
– Perché l’infinito viaggio della vita è possibile?

Qui potete visionare la presentazione, il cui testo è riportato sotto

L’INFINITO VIAGGIO DELLA VITA

In un’occasione Gesù enunciò questo principio: “È dall’abbondanza del cuore che la bocca parla” (Matteo 12:34) e questo vale anche per ciò che scriviamo. Magari scriviamo due parole, un pensiero, una poesia e pensiamo ci sia venuta in mente lì per lì. Poi analizzandola ci rendiamo conto che è stato un pensiero che avevamo dentro da tempo, o che si è presentato per un concetto che da tempo avevamo fatto nostro.

La silloge ’L’Infinito Viaggio‘, Pluriversum Edizioni, nel suo complesso, parla dell’ineluttabilità della morte contrapposta all’idea dell’eternità. Oltre a trattare aspetti frivoli e piacevoli della vita, che la rendono leggera, in essa si cristallizza una forte fede, che questa vita non finirà nella morte, perché la morte è solo una sola notte di riposo in un infinito viaggio.


IL VIAGGIO È LEGATO ALLA CONOSCENZA

Se dovessimo associare un uomo con un viaggio infinito forse penseremmo spontaneamente a Ulisse. Dopo anni di guerra contro Troia, invece di tornare a casa a Itaca un interminabile, infinito viaggio, lo porta a soddisfare il desiderio di conoscenza.

Dante, nel XXVI canto dell’Inferno, ponendolo davanti alle ‘colonne d’Ercole’, gli fa dire:

“Considerate la vostra semenza:
Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.

Lo dice per incitare gli amici a non accontentarsi dell’ignoranza, ora che stavano per superare il limite e passare oltre lo stretto di Gibilterra – un confine mai violato da nessuno prima – perché rimanere entro i confini della conoscenza acquisita fa rimanere ignoranti di ciò che non si è ancora scoperto.

Viaggio e conoscenza erano per Ulisse indissolubilmente legati tra loro. E lo sono ancora oggi.

L’uomo viaggia ancora fisicamente per conoscere luoghi nuovi. Oppure viaggia immerso nelle pagine di un libro per vivere tutto quello che non potrebbe nel poco tempo che ha. Umberto Eco disse:

“Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito. Perché la lettura è un’immortalità all’indietro.”Umberto Eco

In altre parole: diventiamo infiniti con la conoscenza viaggiando con la mente.


IL PRESENTIMENTO INTERIORE DELL’INFINITO

Noi esseri umani otteniamo una forza interiore dal presentimento di eternità, che va in conflitto e supera la consapevolezza di morire. L’idea dell’infinito ci porta a vivere come se non dovessimo morire mai, proiettati nel futuro. P.es. mettiamo al mondo i figli, facciamo progetti, accumuliamo beni, costruiamo case, senza pensare al fatto che dopo soli 7/8 decenni dovremmo lasciare tutto, che l’infinito potrebbe finire.

Perché siamo così legati all’idea dell’infinito? Cosa ci fa protendere oltre i confini invalicabili?

La Bibbia dà una lucida risposta quando in Ecclesiaste (Qohelet) 3:10,11 dice:

“Ho visto l’occupazione che Dio ha dato ai figli degli uomini per tenerli occupati.
Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo. Ha perfino posto l’eternità nel loro cuore.
Gli uomini, però, non scopriranno mai l’opera che il vero Dio ha fatto dall’inizio alla fine.”

Secondo queste parole, Dio ha posto nel nostro cuore l’idea dell’eternità, che fa parte indissolubilmente del nostro essere. E con l’idea dell’eternità ha posto in noi anche il desiderio di conoscenza. Non siamo mai sazi di sapere e non arriveremo mai a conoscere tutto dell’universo. Non ci basterebbero mille vite.

Questi sono i propulsori che ci fanno percorrere  l’infinito viaggio della vita con interesse e nostalgia: l’infinito e il desiderio di conoscenza. 

ha perfino posto l’idea dell’eternità nel loro cuore

Ecclesiaste (Qohelet) 3:11

L’INFINITO IN AVANTI È POSSIBILE

Immortalità all’indietro”, diceva Eco. Ma vi soddisfa? Vi basta? Che dire dell’immortalità in avanti?

Per quanto ci possa incuriosire il passato, siamo più interessati al futuro, non vi pare? La vita è un dono così bello che non può essere accettato come se riguardasse solo i pochi anni in cui siamo vivi qui e ora. Soffriamo all’idea che l’infinito in avanti possa essere solo un’illusione.

Quando Giuseppe Ungaretti scrisse “Si sta come d’autunno – sugli alberi le foglie” non intendeva creare un’immagina gaia, come quella di volanti colorate foglie leggere: la sua è un’angosciosa consapevolezza dell’ineluttabile fugacità umana, che nella trincea la rendeva ancor più evidente.

Per farsene una ragione l’uomo ha cercato di spiegare la realtà della morte con concetti teologici e filosofici inventati di sana pianta. Nessuno è tornato dopo la morte con il compito di dirci che di là c’è un mondo popolato da ex-viventi. C’è stato qualcuno che alimentò questa credenza quando all’inizio disse alla donna: ‘Sicuramente non morirete, ma diventerete simili a Dio’. Questa fu una spudorata menzogna, perché era il contrario di ciò che aveva detto Dio, e poi gli uomini cominciarono a morire per davvero. Per coprire questa menzogna, il Diavolo fece ininuare la credenza di un’anima immortale in quasi la totalità delle religioni.

la morte è solo una sola notte
di riposo in un infinito viaggio

Timoteo Lauditi

Oggi si sente molto parlare del fatto che la morte faccia parte della vita e che sia normale, addirittura naturale, morire. In genere però non si vuole accettare che tutto finisca: ci piace più l’idea dell’infinito che del finito.

Io se potessi scegliere tra la vita e la morte, sceglierei la vita. Sceglierei di stare con i miei amici, con mia moglie, di studiare poesia, musica, di bere un bicchiere di vino, di gustare i tramonti, le montagne innevate, gli autunni colorati e le frizzanti primavere. Sceglierei di avere sempre con me le cose che conosco da una vita e che mi rallegrano. Non sceglierei l’ignoto, in un Aldilà che non conosco. Infondo al mio cuore provo il desiderio di vivere qui sulla terra.

E non voglio vivere nei ricordi di chi mi ama: preferisco vivere per raccontarglieli, voi forse no?

Vorrei che tutto ciò che ho vicino a me non finisse mai, escludendo le sofferenze, le malattie, la vecchiaia, le guerre, l’odio, l’ingiustizia. Vorrei L’Infinito Viaggio “in prima classe”, come recita una mia poesia. Non è questo anche il vostro desiderio?


SILLOGE L’INFINITO VIAGGIO

La mia silloge contiene poesie che toccano la bellezza e la leggerezza della vita, come le poesie L’abbraccio, Il mare, Mi entra la musica dentro; enuncia aspetti frivoli, come le poesie Il miraggio, Sole e sale, Tra quei vicoli stretti; parla delle cose profonde che ci rendono nostalgici come La corsa del Tempo, Nuvole stanche; e accenna alla speranza con Quando la luna muore, L’infinito Viaggio e altre.

La silloge fa trasparire una forte fede che il viaggio non finirà mai e che continuerà in un ambiente trasformato. È una silloge piena di vitalità.

Da dove viene questa forza? Ricordate? “È dall’abbondanza del cuore che la bocca parla. Quindi la forza viene dalla fede in questa promessa del Salmo 37:10,11, che da quando sono bambino mi accompagna: “Ancora un po’ e i malvagi non ci saranno più; guarderai verso il luogo in cui erano, e non li troverai. Ma i mansueti erediteranno la terra e proveranno immensa gioia nell’abbondanza di pace.”

Queste sono parole che vengono da chi ha dato via all’infinito viaggio della vita miliardi di anni fa. Ecco che l’infinito viaggio, il mio e il vostro, diventa possibile perché Dio l’ha promesso.


Classificazione: 4 su 5.

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