La nuova poetica della “Similitudine rovesciata” di Oldani è un cattivo presagio per l’umanità?

La nuova poetica della “Similitudine rovesciata” di Oldani è un cattivo presagio per l’umanità?

22 Agosto 2021 0 di Timoteo Lauditi

La nuova poetica della “Similitudine rovesciata” di Oldani è un cattivo presagio per l’umanità?

  1. “Quella Ferrari ha un motore prestante come uno stallone rampante” o
    ”Quel cavallo è veloce quanto una Ferrari”?
  2. “Il lampione illuminava la notte come la luna piena” o invece 
    “La luna sospesa nella notte pareva un lampione di strada”?

Quali frasi nelle due coppie di asserzioni vi piacciono di più? Le prime o le seconde? In esse vengono usate similitudini che nelle rispettive seconde sono state rovesciate. Dove nelle prime gli oggetti vengono paragonati a referenze che troviamo nella natura – il cavallo, la luna -,  nelle seconde il riferimento non è più la natura, ma gli oggetti da cui sono copiati. Che cosa cambia? Di primo acchito poco, ma alla lunga potrebbe cambiare qualcosa, anzi potrebbe essere già cambiato qualcosa che cambierà tutto.

LA SIMILITUDINE ROVESCIATA

Guido Oldani, poeta e scrittore italiano, ha enunciato un interessante concetto: l’agglomerazione ha portato le persone a vivere una sull’altra, le ha ammassate l’una sulle altre nelle grandi città allontanandole dalla natura. Viali di cemento tolgono spazio al verde e agli animali, i grattacieli si innalzano per nascondere gli astri e le nuvole, spazi abitabili striminziti ingabbiano l’essere umano, la tecnologia ha fornito innumerevoli dispositivi invadendo la nostra quotidianità: tutto ciò ha relegato l’uomo in secondo piano e al suo posto sono stati posti gli oggetti.

L’uomo che ha inventato e fabbricato oggetti per sentirsi più libero, ne è diventato schiavo. Siamo così pieni di oggetti che questi inizierebbero ad avere un problema grave se l’umanità dovesse sparire, perché non ci sarebbe nessuno più a utilizzarli e andrebbero in depressione. Si è rovesciata la situazione e con questa si è rovesciato il nostro codice del linguaggio.

Per esempio, i giovani svizzeri che lodano una persona per la bravura manifestata in una data azione, non dicono: “sei bravissima! sei un genio!”; no, esclamano: “Maschine!” (pr. mascine), macchina! Sei forte, bravo, preciso quanto una macchina. Forse ci siamo ritrovati anche noi, andando in ristorante con gli amici, a chiedere la pass del WiFi prima di chiedere il menu  per poi nutrire il cellulare con selfi e sms? E non dobbiamo forse spiegare ai bambini imprigionati nelle grandi città che le mozzarelle non vengono dalle mammelle delle mucche e che le mele crescono sui meli a una a una e, meraviglia! senza imballaggio? Questo perché nelle metropoli si è perso il contatto con la natura e, di conseguenza, è diventato “naturale” ciò che abbiamo continua­men­te davanti agli occhi: il cellulare, la TV, la playstation, le auto ecc.

Se vediamo un bel tramonto esclamiamo: “è da cartolina”; e se un fiore: “sembra finto per quant’è bello”. In altre parole, quello che prima era un simulacro della natura, ora diventa l’oggetto referenziale della natura stessa. Ecco come gli oggetti hanno invaso la nostra vita. Secondo il poeta Guido Oldani, questo rovesciamento ha portato a un cambiamento serio nella società umana, che una nuova poetica ironica permette di portare all’attenzione della gente che vi riflette su con preoccupazione.

IL REALISMO TERMINALE

Guido Oldani viene definito l’ideatore della similitudine rovesciata come espressione del Realismo Terminale. (Il breve Manifesto del Realismo Terminale potete leggerlo seguendo questo link.) Gli esperti dicono che si tratta di una visione unica del mondo letterario, un intuito epocale meritevole di essere particolarmente premiato, tanto che Oldani è stato nominato al premio Nobel 2021 per la Letteratura per questa poetica futuristica. Non si tratta solo di cambiamento del linguaggio. Ciò che lo ha cambiato non è il normale sviluppo di una lingua viva che va modernizzandosi in un mondo velocizzato e globalizzato. Il cambiamento del linguaggio, secondo la teoria di Oldani, è dovuto al cambiamento della società umana. L’essere umano non ha più il valore e la valenza di un tempo.

Infatti, nel suo Manifesto Oldani, insieme a Giuseppe Langella e Elena Salibra, scrive che “l’invasione degli oggetti ha contribuito in maniera determinante a produrre l’estinzione dell’umanesimo. Ha generato dei mutamenti antropologici di portata epocale, alterando pesantemente le modalità di percezione del mondo…” – cit.

Dice ancora il Manifesto: ‘La “similitudine rovesciata” è l’utensile per eccellenza del “realismo terminale”; il registro, la chiave di volta, è l’ironia. Ridiamo sull’orlo dell’abisso…a testa in giù, con la speranza che ci torni la ragione’.

UNA SIMILITUDINE ROVESCIATA ANTICA

Riflettendo su questa forma mentis oldaniana, mi sono ricordato di un simile “manifesto” scritto nel 65 E.V. Anche questo tratta di una “similitudine rovesciata”. E anche questo allude a un Realismo Terminale. Anche esso lancia un allarme a possibili mutamenti antropologici e alla perdita dell’umanesimo.

Si tratta del 1° capitolo della lettera ai Romani, scritta dall’apostolo cristiano Paolo. La Bibbia in questo capitolo spiega una similitudine rovesciata religiosa.

Dice Paolo, che gli uomini, invece di adorare il Creatore, adorano il Suo creato: il sole, la luna, le stelle, gli alberi ecc. Danno gloria agli oggetti anziché al loro Fattore. Adorano le immagini fatte di legno e pietra o metalli preziosi e dicono che siano il loro Dio. 

Ecco il testo: “Hanno scambiato la gloria dell’Iddio incorruttibile con qualcosa che assomiglia nell’aspetto all’uomo corruttibile, a uccelli, a quadrupedi e a rettiliHanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e servito la creazione anziché il Creatore.” – Romani 1:23, 25 

Dagli albori della società umana, Dio è stato il punto ultimo dove approdare con le domande fondamentali sulla vita: da dove veniamo? chi siamo? dove andremo? che senso ha la vita? Fino a un certo punto è stato Lui il Riferimento per antonomasia per ciò che è morale o immorale, giusto o sbagliato. Essendo il Creatore ha non solo il diritto, ma anche la sapienza per stabilirlo. Oltretutto, come dice nella Sua Parola, ci ‘insegna per il nostro bene’, per darci abbondanza di pace e stabilità. – Isaia 48:17, 18

Cosa ha fatto l’uomo nella sua ricerca di Dio? o forse, nella sua ricerca dell’Io? Ha rovesciato il punto di riferimento: ha preso l’oggetto, la materia creata – fango, letame, legno, metallo –, ha copiato oggetti del creato, li ha valorizzati con l’arte e ha cominciato a venerare questi simboli come se fossero Dio, affidando loro un ruolo surreale, una posizione che non compete loro. Come gli oggetti che nella teoria di Oldani diventano soggetti, questi idoli sono stati innalzati al posto di Dio. 

L’uomo ha posto le domande al dio Sole, al dio Nilo, al dio Fuji, a raffigurazioni del toro e della vacca o di esseri umani come il faraone, l’imperatore romano o quello giapponese, come Mao Tse-Tung o Budda. Non ricevendo risposte alle domande fondamentali della vita dai propri simili o da oggetti senza bocca, nella limitata conoscenza che avevano, gli uomini stessi hanno formulato le risposte e le hanno presentate come oracoli degli dèi. E come spesso succede, più si ripete una cosa più diventa ‘vera’.

Dio, in questa invasione di idoli, è scomparso,
come è scomparso l’uomo nell’invasione degli oggetti.

Nei millenni, piena di questa convinzione, l’umanità si è formata la propria morale. Ha stabilito la propria giustizia e creato il portavoce personalizzato in un idolo agglomerando coloro che credevano negli stessi idoli e ideali. Si sono così formate le innumerevoli forme di adorazione, la maggioranza simile, perché invece di adorare Dio adorano gli oggetti. 

Dio, in questa invasione di idoli, è scomparso, come è scomparso l’uomo nell’invasione degli oggetti.

Penso sia molto umiliante vedere un essere umano creato a immagine di Dio inchinarsi davanti a idoli fatti di legno, pietra, metallo, e in molti posti anche di escrementi e fango, e dirgli: “salvami perché tu sei il mio dio”. 

Oltre a questa similitudine rovesciata verso l’alto, qui ne abbiamo anche una rovesciata verso il basso, in quanto da esseri fatti “a immagine di Dio”, siamo diventati i servi delle rappresentazioni di Dio. Questo è evidente quando vediamo gente che porta a spasso le statue di “santi”, le riveste, porta loro da mangiare, le bacia, le ripara ecc.   

Adoratrice inginocchiata davanti a una statua di toro che gli offre incenso
Penso sia molto umiliante vedere un essere umano creato a immagine di Dio inchinarsi davanti a idoli fatti di legno, pietra, metallo, e in molti posti anche di escrementi e fango, e dirgli: “salvami perché tu sei il mio dio”. 

LE CONSEGUENZE DELLA SIMILITUDINE ROVESCIATA RELIGIOSA

Quali sono le conseguenze dell’adorare gli oggetti invece di un Essere Vivente?

Questa invasione di idoli ha portato alla Realtà Terminale che abbiamo oggi, poiché divinizzare gli oggetti ha pilotato l’umanità verso azioni malvagie che alla fine la distruggeranno. 

Invece di usare la personalità di Dio come riferimento nella propria vita, – un Dio di amore, pace, misericordia e giustizia – ci si allinea alle personalità create dall’uomo riflesse negli idoli. Cosa ne può venir fuori di sublime? Come facciamo a elevare la nostra personalità copiando da una simile alla nostra, o peggio, ispirandoci a un dio a cui abbiamo attribuito le più basse caratteristiche animalesche? 

Personalmente sono dell’idea che ognuno diventa ciò che adora. Se eleviamo qualcuno a nostro Dio è perché ci sentiamo attratti dalla sua personalità; ragioniamo che abbia qualità superiori alle nostre degne di essere imitate.  Oppure ci si lascia ispirare dai propri idoli alle più basse forme di comportamento. Penso p.es. all’altero Zeus che violentava le donne, a Pasìfae che ha rapporti con un toro, alla vendicativa e violenta Artemide, a Crono che sbrana i propri figli. Cosa potevano i greci imparare di buono da questi ‘dèi’? 

Continuando la lettura nella lettera ai Romani, la Bibbia descrive così coloro che hanno introdotto la similitudine rovesciata religiosa nella propria adorazione:

“Siccome non hanno ritenuto di dover riconoscere Dio, Dio li ha lasciati in balia di una mentalità disapprovata, così che fanno ciò che è indecente. Sono pieni di ingiustizia, malvagità, avidità e cattiveria: sono colmi di invidia, assassinio, lite, inganno e malignità; sono pettegoli, maldicenti, odiano Dio, sono insolenti, superbi, gradassi; escogitano il male, sono disubbidienti ai genitori, insensati, sleali, snaturati e spietati.” – Romani 1:28-32

Gli storici attribuiscono il declino della società greca, come anche quelle di altre civiltà antiche, all’allentamento del tessuto sociale causato da una moralità decadente. Le religioni hanno avuto una parte dominante in questo, in particolare le religioni che hanno assunto la similitudine rovesciata religiosa nella loro forma di adorazione.

MUTAMENTO ANTROPOLOGICO EPOCALE

Ricordiamo che Guido Oldani parla di mutamento antropologico di natura epocale in relazione al Realismo Terminale. Un aspetto da non trascurare in questo è il movimento mondiale verso la liquidità sessuale, che viene acclamata come ‘scelta di vita alternativa’.

Oggi il diritto a non esser considerato maschio o femmina non trova soddisfazione nemmeno nell’essere considerato solamente ‘diverso’. Si fa forte la richiesta di specificare il sesso a cui ci si sente tra i diversi sessi definiti per l’essere umano. Sembra si sia arrivati a elencarne 83 differenti. La città di Basilea si propone di eliminare ‘uomo’ e ‘donna’ nella modulistica, per dare spazio ai Transumani, a chi non si sente né maschio né femmina. Come non dare ragione a Oldani? “Mutamento antropologico” più di questo! 

Perché è interessante questo aspetto in relazione al Realismo Terminale? Perché in Romani, nello stesso capitolo la Bibbia parla proprio di questo: del sesso fluido. 

SIAMO SULL’ORLO DI UN ABISSO?

Quindi il rovesciamento delle similitudini in campo religioso ha allontanato l’umanità da Dio e da sé stessa e la sta portando in una realtà terminale, finale: come dice Oldani nel suo manifesto: “sull’orlo dell’abisso, con una residua speranza…”

La realtà terminale espressa per mezzo della similitudine rovesciata di Guido Oldani e il fatto che questa diventi il modo di esprimersi del domani è forse un cattivo presagio? L’umanità ha trovato la sua fine?

No. Esiste ancora “una residua speranza”. La Bibbia definisce il periodo che stiamo vivendo “ultimi giorni”. Non è la fine dell’umanità. Sono gli ultimi giorni di una società che è in declino, che ha perso la rotta, che ha perso l’umanesimo e che corre dietro a un mutamento antropologico. L’impronta che se ne desume si legge nella lettera ai Romani citata sopra e in 2 Timoteo 3:1-5.

Se rispetto al mondo non ci rovesciamo a testa in giù “sull’orlo dell’abisso…”, come dice il Manifesto di Oldani, “con la speranza che ci torni la ragione” e non rimettiamo le cose in ordine nella nostra vita e nella società, il passo successivo è solo il volo verso il vuoto.

Timoteo Lauditi

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