A NATALE GESÙ È GIÀ IMPEGNATO E NON VERRÀ

A NATALE GESÙ È GIÀ IMPEGNATO E NON VERRÀ

8 Dicembre 2020 1 di Timoteo Lauditi

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Nell’articolo precedente, su questo tema ho espresso la mia tesi sul rifiuto di Gesù di partecipare a una festa di Natale. Ora vorrei argomentare il perché io sostengo che Gesù oggi non accetterebbe l’invito a una festa di Natale.

Gesù non era una persona austera. I vangeli raccontano che accettava inviti a cene, pranzi e feste non rifiutando l’invito nemmeno se a invitarlo erano esattori di tasse (considerati dei traditori dalla società giudaica perché raccattavano tasse per i romani) o farisei, perché, come lui stesso disse, “sono i malati ad avere bisogno del medico”. Ma dall’accettare un normale invito a pranzo, all’invito alla cena natalizia ci sono due mondi.

Visto che non si può chiedere a lui, è facile affermare che non festeggerebbe quello che sarebbe il suo compleanno: si ha solo il 50 % di possibilità di sbagliare.

Certo, l’affermazione è eterodossa e il mio pensiero è opinabile. Vuol dire però, prima di tutto, che bisogna farsi una propria opinione, non seguire il flusso della maggioranza o delle tradizioni, perché allora non sarebbe un’opinione. Un’opinione è il concetto che ci si fa quando mancando criteri assoluti su un determinato tema, proponiamo un’interpretazione personale sul soggetto dopo aver esaminato tutte le convergenti, ossia tutti gli argomenti pro e contro e aver fatto una specie di analisi SWOT.

Interpretare il fatto che il Natale sia festeggiato con disinvoltura in tutto il mondo come un’indicazione che sia una festa a cui Gesù prenderebbe parte, più che interpretazione personale io credo che sia una rinuncia ad essa. Significa abdicare la propria facoltà di interpretazione alla massa, una rinuncia alla ricerca, allo studio delle proprie origini, una rinuncia al confronto, e infine una rinuncia alla coerenza.

Solo il fatto che si festeggi in tutto il mondo, anche da atei e agnostici e in paesi mussulmani, da buddisti e scintoisti dovrebbe far suonare il campanello d’allarme in un cristiano. Se è veramente il compleanno di Gesù, perché lo celebra anche chi non crede in lui?

L’opinione è opinabile fin quando non si trovano certezze. La mia è veramente un’opinione? Fatevene una leggendo il seguito.

Solo il fatto che il Natale si celebri anche da atei, agnostici, mussulmani, buddisti e scintoisti dovrebbe far suonare il campanello d’allarme.

Anzitutto, cos’è il Natale? La domanda sembra banale, ma come dimostra l’intervista fatta per strada dalle Iene ai passanti presi alla sprovvista (vedi clip), si evince che moltissime persone non conoscono il significato attribuitogli. Non sanno che il Natale sarebbe la ricorrenza della nascita di quel Gesù diventato poi a 30 anni il Cristo, per cui il festeggiato il 25 dicembre sarebbe lui. Milioni festeggiano senza nemmeno saperlo.

Immaginate di riunirvi con la vostra famiglia alla festa di compleanno di un conoscente: arrivati a casa sua lo ignorate completamente scambiando chiacchiere e regali solo tra di voi, festeggiando senza tener minimamente conto di chi ha il compleanno. Se foste al posto suo come la prendereste?

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MOTIVI PER CUI GESÙ NON FESTEGGEREBBE IL NATALE

1. Non si conosce la data di nascita di Gesù

La data della sua nascita non fu mai registrata. Se Gesù ci teneva che venisse celebrato il suo compleanno, avrebbe fatto in modo di lasciarne traccia.

Che poi, la Bibbia dice che quando Dio creò l’universo Gesù operava come suo collaboratore. (Proverbi 8:22) Se allora esisteva già nella forma divina, diventare un essere umano era solo un trasferimento dal mondo spirituale al mondo materiale, per cui le particelle di cui era composto il suo corpo spirituale furono trasformate in cellule umane al momento del concepimento. Quindi il giorno di nascita a Betlemme era solo una tappa della sua vita già esistente. Il vero momento della sua ‘nascita’, avvenuta molti miliardi di anni fa, non lo conosciamo nel modo più assoluto. Nello stesso modo la sua risurrezione, che si potrebbe considerare una seconda nascita da festeggiare come secondo compleanno, per quanto fosse un potente miracolo da parte di Dio, era solo un ritorno nel mondo spirituale.

Ergo: Non avendo registrazioni in merito si può affermare che la nascita di Gesù non avvenne il 25 dicembre. Inoltre, il contesto temporale in cui nacque non si può collocare nel pieno inverno.

2. Gli ebrei non festeggiavano i compleanni

Se tra gli ebrei ci fosse stata l’usanza di celebrare i compleanni, ne avremmo così tante testimonianze nella letteratura biblica ed extrabiblica come ne esistono sulle altre tradizioni ebraiche. Nei vangeli si parla di un solo compleanno tenuto ai giorni di Gesù: quello del re Erode, un non ebreo, che a uno dei suoi compleanni regalò alla figliastra la testa decapitata di Giovanni Battista.

3. Gesù non ama essere festeggiato

Dalle sue parole sappiamo che Gesù evitava la pubblicità: per esempio, in un’occasione in cui vollero farlo re, lui fuggì (Giovanni 6:15); quando faceva miracoli di guarigione comandava ai guariti in modo severo di non dirlo a nessuno: non voleva la spettacolarizzazione delle sue opere, voleva che la gente credesse in lui per il suo insegnamento (Marco 7:36); quando qualcuno esaltò sua madre, lui ridimensionò la sua importanza, e rivolgendosi ai suoi amici disse “questi mi sono madre e fratelli e sorelle, perché fanno la volontà di Dio”. – Matteo 12:48-50

Perché non voleva l’attenzione su di sé? Per non distrarsi dal motivo per cui era venuto sulla terra. Con il suo comportamento e con quello che disse, indicò che la persona da ‘glorificare’ non era lui, bensì il Padre. Converse tutte le lodi che riceveva al Padre, annullandosi completamente difronte a lui. Figuriamoci dunque se pensava a indire una festa a propria gloria!

Certo, disse di commemorare la sua morte (non risurrezione come fa la maggioranza oggi) e nella Bibbia ne è indicata anche la data, 14 nisan o 1. aprile per noi. Voleva che lo si “festeggiasse”? No. Voleva che si ricordasse il motivo per cui si era sceso sulla terra: l’esaltazione del Padre per l’amore nei confronti dell’essere umano con il provvedimento del riscatto che ci libererà dalla schiavitù. Matteo 20:28 dice infatti: “il Figlio dell’uomo è venuto non per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come riscatto in cambio di molti”. Era venuto per cedere la sua vita. Quello era il giorno da commemorare, non la sua nascita.

4. Gesù odiava le tradizioni umane che oscuravano la Parola di Dio

Le tradizioni non necessitano di conoscenza. Quando visitiamo un paese in un momento di festa per una Sagra, per parteciparvi non dobbiamo conoscerne le origini: basta mischiarsi con la folla. Per cui se siamo nati dove si festeggia da sempre il Natale, senza farci troppe domande ci siamo mischiati con la folla, siamo cresciuti in questa cultura e forse non ci siamo mai fatti delle domande. Non è necessario se si vuole fare le cose per tradizione.

Seguire le tradizioni non necessita conoscenza.
Basta mischiarsi con la folla

Le tradizioni non necessitano conoscenza. Basta mischiarsi con la folla

Ma non tutte le tradizioni sono accette a Gesù. I capi religiosi giudei si urtavano quando Gesù e i suoi discepoli non rispettavano le loro tradizioni. E Gesù rispondeva: “E voi, perché trasgredite il comandamento di Dio a causa della vostra tradizione? – Matteo 15:3

La vita di un giudeo era così oberata da tradizioni umane che la verità non riusciva a respirare e per il popolo era difficile sentirne il profumo, e allora era più comodo farsi trasportare dalla potente corrente di quel fiume di pensieri e tradizioni invece di nuotarvi contro. La maggioranza dei giudei seguiva quelle tradizioni e pensava “che male c’è?”, mentre Gesù ci vedeva il male eccome! Le metteva in relazione ai comandi di Dio.

In effetti, a volte le tradizioni trasgrediscono i comandi di Dio. Per esempio, in Svizzera, fino al XVI secolo, la prima notte di nozze la sposa doveva avere rapporti sessuali non con il proprio sposo, ma con il feudatario. Chiaramente una tradizione che andava contro la legge di Dio sull’adulterio. A quel tempo la Svizzera si diceva cristiana già da mille anni. Vi immaginereste Gesù che partecipa a questa ripugnante tradizione? Io no.

Si può allora dire che Gesù non sosterrebbe nel modo più assoluto una tradizione che non rispetta la legge di Dio.


LA VERITÀ VI RENDERÀ LIBERI

Per informarsi sull’origine delle tradizioni e vedere se piacciono a Gesù, bisogna cercare la verità. Gesù promise libertà attraverso la conoscenza: “Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi”. – Giovanni 8:32

Ma per conoscere la verità bisogna fare ricerche, studiare, meditare, fare associazioni di pensiero, osservare, confrontare, farsi un’opinione e poi farsela smontare: tutte cose che non si fanno seguendo la massa. Farlo costa un sacco di energie, non solo per la ricerca della verità, quanto invece per resistere agli sguardi degli altri, alle loro critiche graffianti, ai loro giudizi severi, alla loro opposizione: perché ce n’è, e tanta, se poi si vuole essere coerenti con quello che si scopre.

Ricercare la verità sulle origini del Natale costa energie per resistere agli sguardi degli altri, alle loro critiche graffianti e ai loro giudizi severi

Il Natale è una tradizione che oscura la Parola di Dio? Oggi molti festeggiano il Natale per “stare con la famiglia”, per fare doni, per mangiare e bere, per andare a sciare. Che male c’è in tutto questo? Di per sé nulla. Ma se lo faccio per tradizione e se questa tradizione offende Dio, allora è possibile che Gesù mi dica ‘E tu, perché trasgredisci il comandamento di Dio a causa della tua tradizione?’.

Se ogni anno, il 24/25 dicembre, per “stare in famiglia” decoro la mia casa con il presepe, o con rami di pino e candele, o l’albero di Natale con le palle rosse e la stella cometa, non ho fatto altro che riunire molti simboli di usanze consacrate a idoli da pagani che adoravano il sole, la terra, il sesso, la luce ecc. Sentite l’eco? ‘Non devi farti immagine scolpita né rappresentazione di nessuna cosa che è nei cieli di sopra o sulla terra di sotto o nelle acque sotto la terra.  Non devi inchinarti davanti a esse né lasciarti indurre a servirle, perché io sono Geova tuo Dio’. (Esodo 20:4).

È vero, nessuno si inchinerà davanti all’albero di Natale e non lo considera certamente un Dio. Questo non toglie il significato pagano del simbolo. Ci sono molti cristiani che in salotto o in giardino hanno posto un Budda. Non si inchinano davanti a lui, lo hanno messo per ‘decorazione’, ma se dovessero ricevere visita da orientali buddisti, questi cosa penserebbero della loro religione? Penserebbero che sono cristiani? Be’, nemmeno se dovessero tornare i celti lo penserebbero, vedendo quanti nel mondo cristiano usano i loro antichi simboli pagani per fare festa.

Pensate veramente che Gesù accetterebbe l’invito a cena dove vengono onorati idoli che suo Padre ha comandato di non venerare e che prendono il Suo posto nell’adorazione?

se dovessero tornare i celti,
cosa penserebbero vedendo quanti cristiani usano i loro simboli pagani per festeggiare il proprio dio?

Qualcuno può pensare che, visto che non è credente, celebra il Natale solo come usanza piacevole, momento di pace e serenità. Ma se non sei credente, sii coerente. Cosa c’entra una festa religiosa con il tuo ‘momento piacevole’? Fallo in un’altra data e allontanati dai legami religiosi dei credenti.

Io ho passato la mia vita mangiando con i miei amici e famigliari, scambiandoci doni, ridendo e scherzando festosamente con regolarità, mensilmente e a volte settimanalmente, e ho sempre eluso il Natale senza subire grossi traumi. E mi sento libero da una tradizione che mette in ansia milioni di persone, ma sopratutto che offende Gesù e Dio.


IL NATALE E LE SUE ORIGINI

Ecco ciò che si trova su rete sulle origini del Natale e sui simboli usati: vi lascio le fonti così potete fare ricerche con calma.

  • I primi cristiani non festeggiavano il Natale

Secondo la New Catholic Encyclopedia, la prima menzione della celebrazione del Natale la troviamo “nel Cronografo di Filocalo, un almanacco romano la cui fonte si può far risalire al 336”.

Il Cronografo contiene la prima attestazione della celebrazione del Natale il 25 dicembre, che potrebbe risalire però a una fonte del 336. (Wikipedia)

  • Il Natale nasce dall’adorazione del Sole

«Nessuno storico liturgico, qualunque sia la sua posizione sulle cause concrete dello sviluppo e dell’istituzione della festa di Natale, giunge al punto di negare che essa abbia alcun rapporto con il sole, la solitudine invernale e la popolarità del culto solare nel tardo Impero Romano “.
(Susan K. Roll. Attraverso l’origine del Natale, 1995, p. 107)

La Cyclopedia di McClintock e Strong fa notare che “l’osservanza del Natale non è d’istituzione divina, né ha origine dal N.T. [Nuovo Testamento]”

Secondo l’Encyclopædia Britannica, i primi cristiani erano contrari all’“usanza pagana di festeggiare i compleanni”.

Alla base dell’albero natalizio ci sono gli antichissimi usi, tipici di varie culture, di adorare o di avere alberi sacri, come gli Alberi del Paradiso con nastri e oggetti colorati, fiaccole, piccole campane, animaletti votivi, e la credenza che le luci, che li illuminavano, corrispondessero ad altrettante anime. Allo stesso modo venivano ornati anche i vari Alberi cosmici  con simboli del Sole, della Luna, dei Pianeti e delle stelle. In particolare l’abete era sacro a Odino, potente dio dei Germani.[2]

L’abitudine di decorare alcuni alberi sempreverdi era diffusa già tra i Celti durante le celebrazioni relative al solstizio d’inverno. I Vichinghi dell’estremo Nord dell’Europa, per esempio, dove il sole “spariva” per settimane nel pieno dell’inverno, nella settimana precedente e successiva al giorno con la notte più lunga, si officiavano le solennità per auspicare il ritorno del sole e credevano che l’abete rosso fosse in grado di esprimere poteri magici, poiché non perdeva le foglie nemmeno nei geli dell’inverno: alberi di abete venivano tagliati e portati a casa, decorati con frutti, ricordando la fertilità che la primavera avrebbe ridato agli alberi. I Romani usavano decorare le loro case con rami di pino durante le Calende di gennaio.

Con l’avvento del Cristianesimo l’uso dell’albero di Natale si affermò anche nelle tradizioni cristiane, anche se la Chiesa delle origini ne vietò l’uso sostituendolo con l’agrifoglio, per simboleggiare con le spine la corona di Cristo e con le bacche le gocce di sangue che escono dal capo.[3] Inoltre questo albero fu associato alla figura di Gesù, come simbolo di immortalità e della Trinità (vista la forma triangolare).[4]

https://it.wikipedia.org/wiki/Albero_di_Natale

https://it.wikipedia.org/wiki/Presepe

I cristiani dovrebbero festeggiare il Natale? Cosa dice la Bibbia? (jw.org)

Classificazione: 1 su 5.

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