L’eternità nel cuore

L’eternità nel cuore

9 Novembre 2020 0 di Timoteo Lauditi

La fragilità della vita è espressa bene da Giuseppe Ungaretti nella pregnante poesia: 

“Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie”.

Anche se in questi versi Ungaretti equiparava i soldati in guerra alle foglie autunnali, la poesia rende bene l’idea della precarietà dell’esistenza umana.

In una settimana si sono spenti due grandi dello spettacolo: Gigi Proietti e Stefano D’Orazio. A me piaceva Gigi, ma ho seguito di più Stefano. La musica dei Pooh mi ha accompagnato una vita intera. Ho i loro album sul mio smartphone e li ascolto quando guido e quando cammino. Alle loro canzoni sono legati molti puzzle della mia vita.

In questi momenti, quando se ne vanno personaggi che abbiamo visto solo da lontano, in TV o su un palco, e che non sanno nemmeno della nostra esistenza, il dolore che proviamo è dovuto particolarmente perché con la loro dipartita si fa più concreta la nostra. Ci rendiamo conto che, se sono morti coloro che ci hanno accompagnato artisticamente e culturalmente per decenni, con loro svaniscono i ricordi della nostra vita; momenti che riemergono con una canzone, un ritornello, un’immagine, e questo ci fa sentire ‘come d’autunno, sugli alberi le foglie’.  A noi, che siamo loro contemporanei, non è data una più grande possibilità della loro di passare incolumi l’inverno. 

Se sono morti coloro che ci hanno accompagnato per decenni, questo ci fa sentire ‘come d’autunno, sugli alberi le foglie’.  A noi, che siamo loro contemporanei, non è data una più grande possibilità della loro
di passare incolumi l’inverno. 

Allora torna come un eco la domanda che ci facciamo tutte le volte che perdiamo qualcuno e che Roby Facchinetti ha musicato e inciso nel suo album “Fai col cuore”. La domanda eterna è: “Perché non si vive per sempre?”

Un artista ha la capacità di trasformare i sentimenti in opere, che siano prosa, poesia, musica, canzoni, sculture, quadri. E queste restano lì a lasciarsi osservare, ascoltare, leggere da noi. Chi ha la sensibilità dell’artista riesce a coglierne il significato profondo, magari con la propria interpretazione, ma comunque a capire la spinta emotiva che ha dato all’artista la volontà di materializzare il suo sentimento.

Ciò che ha mosso Roby Facchinetti a scrivere la canzone succitata è stata la perdita di suo fratello. Ma la motivazione più profonda è data proprio da un senso innato che lui e noi abbiamo nel cuore, espresso dal titolo del brano. Ma, ascoltando i commenti di Roby in altre circostanze, mi azzardo ad affermare, che nemmeno lui ha capito questo senso profondo. Voglio dire che a volte ciò che esprimiamo con l’arte ha un senso più profondo, più di quello che percepiamo con cognizione. Magari diventa evidente col tempo. Inoltre, le religioni del mondo hanno seminato confusione riguardo la vita dopo la morte.

Ieri sera (7.11.2020) ho sentito Red Ronnie in diretta su Facebook che parlando di Stefano D’Orazio ha detto: “ora si trova in uno stato sospeso, si è staccato il filo d’argento che lo legava ed è in uno stato d’attesa…. Le anime si liberano per andare in un’altra vita, reincarnazione ecc… Restano sospese… ora Stefano ci sta guardando dall’alto, me è ancora qui… Le anime si liberano quando noi non proviamo più il dolore per la loro perdita.” Anche Red Ronnie è una vittima del falso insegnamento delle religioni sulla morte. 

Cosa è il “filo d’argento” che legherebbe l’anima al corpo? Un metallo prezioso che lega un ente spirituale al corpo? Come si fa a sapere che non è oro? Scusatemi l’ironia. A me dispiace un sacco quando persone intelligenti si esprimono su soggetti spirituali solo per sentito dire, senza nemmeno analizzare ciò che dicono. Probabilmente le frasi fatte sono solo un modo poetico per parlare della dipartita di qualcuno. Io sono più pragmatico in questo. 

“Le anime si liberano quando il nostro dolore non le lega più?” Allora quelli che piangono i loro morti per molti anni sono “colpevoli” di tenere le anime in uno stato “sospeso”, di non lasciarle andare in pace? Red Ronnie la pensa come molti, e il suo voler spiegare la morte come un passaggio, è un modo per provare meno dolore per una perdita, per farsene una ragione. Non è da biasimare per questo. Ma è un pensiero che si basa sulla falsa dottrina dell’immortalità dell’anima.

Ora sfido chiunque a trovarmi un solo passo biblico che confermi questa teoria. Al contrario, in fondo all’articolo c’è un link che porta a una pagina contenente ragionamenti sostenuti dalla Bibbia che mostrano il contrario, cioè che l’anima è la persona o l’animale in vita, che l’anima muore e che i morti non vanno da nessuna parte oltre che a riposare nella tomba. Inoltre, mentre sono nella tomba non sono consci di nulla: non pensano, non cantano, non suonano.

L’unica cosa che fanno, è ciò che afferma l’acronimo che molti postano sui social e che non analizzano con cognizione di causa: R.I.P. = Riposa In Pace. Dunque, se riposano in pace non fanno altro che dormire. Inutile dire “buon viaggio”, perché non fanno nemmeno quello. Il viaggio della vita l’hanno terminato esalando l’ultimo respiro.

Stefano D’Orazio non è stato ‘chiamato’ perché “in cielo avevano bisogno di un batterista”, come ha detto a Domenica Inn Marino Bartoletti, un giornalista suo amico.

In diversi mi hanno detto che la morte fa parte della vita, dicendo che “anche gli alberi muoiono in autunno”. Anche questa è una frase fatta.

Rispondo con un aneddoto: davanti casa avevo un fico che cresceva meravigliosamente. Al nord della Svizzera anni fa questo era un miracolo. Durante l’inverno mite di circa 10 anni fa, la temperatura scese per una sola notte a -15°C. Poi la primavera seguente, mentre tutti gli alberi vicini avevano le foglie, il fico non voleva rivestirsi. Era morto. Tutti gli anni passati aveva perso le foglie in autunno e si rivestiva di verde a primavera. Non era mai morto, era solo in fase di riposo. Questa volta invece sì, era morto. Ergo: la caduta delle foglie in autunno non sono un’indicazione che la morte sia naturale. La morte non fa parte della vita: fa parte della morte. È il suo contrario.

Tornando alla canzone di Roby vorrei riportare parte del testo, scritto da Valerio Negrini. (Magari prenditi una pausa e ascolta la canzone per intero.)

Ma perché non si vive per sempre, oggi che ogni invenzione è verità?
La realtà abbraccerà mai la fantasia
Medioevo e modernità, io coi miei fratelli là
Siamo ancora noi quelli, chissà?

Ma perché non si vive per sempre?
Tornerà chi abbiam perso e non c’è più?
Si potrà fare un primo maggio qui, dove sei solo ciò che sei
Perché noi siamo sempre noi

Ma perché non si vive per sempre, casa mia, prateria quasi in città
La realtà abbraccerà mai la fantasia? C’è un casello, un cartello e via
Mezzo cuore lo parcheggio qua, l’altro pezzo la strada la sa.

Avete notato che nella canzone viene espressa non solo la speranza di vivere per sempre, ma di riunire “medioevo e modernità”? In altre parole, Roby chiede se sarà possibile vivere con le persone del Medio Evo “io coi miei fratelli là”, infatti chiede: “Tornerà chi abbiam perso e non c’è più?”. È chiaro che la speranza non è di raggiungere i nostri cari, ma che siano essi a tornare, e con loro si possa vivere per sempre e “fare un primo maggio qui”.

Dovremmo fare combaciare questi desideri con le frasi fatte e i vari insegnamenti sulla vita dopo la morte e per questo chiedo:

Ha senso domandarsi ‘Perché non si vive per sempre?’ se poi la cosiddetta anima andrebbe in cielo ‘a cantare con gli angeli’? Se ‘ci sta ascoltando da lassù’, allora deve per forza essere vivo, è perciò inutile parlare di morte; è inutile piangere la mancanza d’eternità se la vita continua altrove. Siete d’accordo con me?

Quando ascoltai la prima volta questa canzone, collegai subito la domanda di Roby al senso d’eternità di cui parla la Bibbia, che ognuno ha dentro di sé.

“Ho visto l’occupazione che Dio ha dato ai figli degli uomini per tenerli occupati. Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo. Ha perfino posto l’eternità nel loro cuore.” – Ecclesiaste 3:10, 11

Non siamo fatti con la scadenza. Siamo fatti per non morire mai, e per questo Dio ci ha dato l’idea di eternità. Immaginiamo una vita eterna con l’idea interiore di invecchiare: sarebbe terribile. Invece noi dovremmo vivere e basta, senza sentire la pesantezza degli anni passati, cosa che oggi accade fino all’età di 35-40 anni.

È per questo che quando una persona muore ci chiediamo “perché non si vive per sempre?” Nel nostro intimo non è una cosa naturale. Abbiamo l’idea di non morire mai.

Nonostante vediamo morire i nostri cari, nonostante vediamo i segni della morte “ogni mattina quando su te sola ti pieghi nello specchio”, come dice Cesare Pavese nella poesia “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”; ecco nonostante questo, la morte è una condizione che non riusciamo ad accettare perché non siamo fatti per morire, secondo quello che insegna la Bibbia. 

Una prova è che se non fosse per le forze fisiche che vengono meno o per l’acquisto di occhiali nuovi, non ci rendiamo conto di essere invecchiati e non sapremmo nemmeno darci l’età che abbiamo. Quanti anni hai? 30? 40? 60? È impossibile collocarsi a un periodo preciso nell’arco della vita media di una persona. Ci sentiamo vivi e basta. Senza età. Dentro non invecchiamo, fuori sì. Anche se maturiamo, non al punto di voler cadere dall’albero ‘come foglie d’autunno’.

Nel suo testo, Roby Facchinetti collega il desiderio di vivere per sempre con un luogo che conosce. Non parla di paradiso spirituale, aldilà, nirvana ecc. Canta invece: “casa mia, prateria, quasi in città. Mezzo cuore lo parcheggio quà.” 

Forse Valerio Negrini, che secondo le sue parole era ateo praticante, non si lasciava condizionare dalle influenze religiose sulla dottrina della vita dopo la morte, e sentiva in modo più libero e incondizionato “l’idea dell’eternità” che Dio ha messo nel suo cuore.


Volete liberarvi anche voi dalle dottrine non basate sulla Bibbia?

Fai una riflessione e chiediti cosa vorresti fare in futuro. E mentre rifletti, fai tuo il titolo del album di Roby e Valerio: “Fai col cuore”. Ascolta il tuo cuore.

Vorresti andare a vivere per sempre in cielo? Hai un’idea di come è la vita lì? Ti piacerebbe stare insieme agli angeli? Cosa pensi di fare lassù? Cosa sei disposto a sacrificare per questo? Il tuo coniuge, i tuoi figli, i nipoti, il tuo amato mestiere, il tuo hobby? Quanto è forte il desiderio di andarci? Sei pronto a farlo adesso? Quanto tempo hai bisogno per lasciare tutto? Scrivi una data su un biglietto e attaccalo sul frigo.

O invece senti nell’intimo il desiderio di stare con i tuoi amici e famigliari senza pensare a una fine? P.es. continuare a bere un bicchiere di vino in compagnia, dedicarti alla musica, all’arte, edificare qualcosa che resti nel tempo? Vuoi fare quel viaggio intorno alla terra che non sei riuscito a fare? Hai ereditato un pianoforte ma ti è mancato il tempo per imparare a suonarlo? Vorresti non dover andare più a un funerale? Fare passeggiate nelle praterie, goderti infinite giornate di mare, avere un cavallo tutto tuo, sentire il sapore dolce di una pesca succulenta, stare seduto sotto un fico a leggere un bel libro, magari a scriverne uno? Ti piacerebbe continuare a godere la vita sulla terra, se le condizioni fossero molto più belle di oggi? Quanto è forte il desiderio di restarci?

Se propendi per la seconda serie di domande, la vita in cielo non fa per te. Smetti di pensare al cielo spirituale e concentrati alla possibilità di vivere per sempre sulla terra. Perché – Roby Facchinetti ancora non lo sa – ma si può vivere per sempre! E per chi sta già riposando nella morte? Gesù promise di chiamarli e “tutti quelli che udranno la sua voce” saranno risuscitati per vivere con noi. “Medioevo e modernità” come canta Roby, ma anche antichità.


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