PREFAZIONE ad “APPUNTI DI VIAGGIO”
Prefazione di Gian Carlo Lisi, G.C.L. (Gruppo Culturale L) Edizioni
Sfogliando queste pagine, ho avuto la netta sensazione di non trovarmi davanti a un semplice libro, ma di aver ricevuto in regalo il diario di bordo di un amico che ha deciso di camminare un po’ al nostro fianco. Timoteo Lauditi scrive per l’urgenza di fermare il “sussurro della vita” prima che il rumore del mondo lo cancelli, usando la poesia come l’unico strumento capace di proteggere emozioni profonde che altrimenti andrebbero perdute. La definisce la “superba prima arte” proprio perché è alla portata di tutti e nasce da un pensiero vero, capace di colpirci senza bisogno di troppi artefatti.
Mentre leggevo, mi sono sentito spesso chiamato in causa personalmente. Mi è capitato di chiudere gli occhi e pensare a quante volte anche io mi sia lasciato trascinare da quel tempo che spinge alle spalle, obbligandoci a correre verso un traguardo invisibile come se avessimo sempre un treno da perdere. Timoteo ci suggerisce invece di fare una scelta coraggiosa: rallentare per gustare il panorama e recuperare i ricordi che abbiamo seminato lungo la via. In un passaggio che mi ha fatto riflettere sulla mia stessa fre-nesia quotidiana, l’autore scrive:
“Magari passasse oltre, col suo impeto, / lasciandomi a gustare il panorama, / a sorseggiar la vita a poco a poco!”
Ma questo viaggio non è una fuga dalla realtà; l’autore non chiude gli occhi davanti alle ferite del mondo, alle guerre o all’indifferenza che spesso diventa il nostro rifugio più comodo. Mi ha colpito il modo in cui ci interroga sul nostro silenzio quotidiano, ricordandoci che non possiamo restare spettatori passivi se vogliamo davvero un futuro più giusto. È una chiamata alla responsabilità che mi ha fatto guardare con occhi diversi la mia stessa routine:
“E penso quale parte ho io / in tutta questa insensatezza / se nella quotidiana fretta / non contrasto l’indifferenza.”
Alla fine del cammino, però, ciò che resta è una luminosa pace. C’è una speranza che attraversa tutto il libro, la certezza che il nostro tempo non è una clessidra che si svuota inesorabilmente verso il nulla. L’autore ci porta idealmente sotto l’ombra di un albero di tigli per spiegarci che, se sappiamo guardare oltre il “muro” delle nostre paure, scopriamo un orizzonte infinito che dà senso a ogni singolo respiro:
“Il tiglio / che sto abbracciando mi dice: va piano / i tuoi giorni sono come i miei, / i tuoi giorni non sono contati.”
Questi Appunti di viaggio sono lo spazio prezioso che sta tra un passo e l’altro del nostro vivere.
La speranza è che chiunque si immerga in questi versi possa trovarvi quel “balsamo nel cuore” capace di sciogliere le ansie, scoprendo che ogni nostra caduta è servita solo per imparare a rialzarsi con più forza e consapevolezza.
Buon cammino tra queste pagine.
GIAN CARLO LISI


