LA POESIA DEL VENERDÌ – Dino Campana e Timoteo Lauditi
Pubblicazione su International Web Post
Gian Carlo Lisi Editore – 19 settembre 2025
In L’invetriata di Dino Campana e in L’ascia di Timoteo Lauditi emergono due poetiche differenti ma accomunate dalla profondità con cui esplorano la solitudine e il dolore esistenziale.
Campana, nei Canti Orfici, traduce il senso di smarrimento e di sradicamento in immagini visive e sensoriali che colpiscono per intensità: la sera fumosa e l’acetilene del caffè, le stelle come bottoni di madreperla, e la “piaga rossa languente” che domina il cuore della sera, creano una tensione emotiva che oscilla tra angoscia e attesa di liberazione. La poesia mostra un desiderio di riscatto, una speranza di rinascita simboleggiata dal “mattino ardente” in cui l’anima si sveglierà libera e fremente. Lauditi, in L’ascia, adotta invece una meditazione più lineare e filosofica sulla condizione umana. Il testo riflette sul tempo, sulla costruzione dei legami e sulla loro inevitabile fine da parte della morte, evocata attraverso la metafora dell’ascia che cade e lascia l’io “solo e spoglio / come un cedro nel deserto”. La poesia trasmette una malinconia riflessiva e universale, scandita da un ritmo cadenzato che guida il lettore attraverso il percorso della vita e della perdita.
In entrambe le opere, la solitudine non è mai fine a se stessa: in Campana è vissuta come dolore viscerale e pulsante, mentre in Lauditi emerge come consapevolezza esistenziale e meditazione sulla caducità dei legami. Entrambe le poesie trasformano l’esperienza della perdita in materia poetica, sebbene con strumenti e toni differenti: visivo e simbolico da una parte, meditativo e lineare dall’altra.
Il dialogo ideale tra L’invetriata e L’ascia mostra come la poesia possa esplorare la fragilità dell’uomo di fronte al tempo e alla morte, alternando il pathos emotivo di Campana alla riflessione lucida e universale di Lauditi.

Dino Campana
È stato uno dei più originali poeti italiani del Novecento, figura centrale nella poesia ermetica e visionaria. Nato a Marradi, in Toscana, mostrò fin da giovane una straordinaria sensibilità poetica e musicale, approfondendo studi in lettere e vivendo esperienze di intensa tensione emotiva e fisica. La sua opera fonde lirismo, simbolismo e un senso di esilio interiore, con uno stile caratterizzato da immagini visionarie, simboli inquietanti e una profonda introspezione emotiva.
Tra le sue raccolte più note figurano Canti Orfici (1914), in cui temi come la solitudine, il dolore, la natura e il senso di sradicamento si intrecciano con un linguaggio simbolico e visionario. La sua scrittura mescola intensità emotiva e drammaticità esistenziale, fondendo la concretezza delle immagini con un lirismo universale e quasi cosmico.
Campana visse esperienze personali tormentate, tra viaggi, ricoveri e una vita segnata da fragilità psichica, che influenzarono profondamente la sua poesia. La sua opera trasmette un senso di urgenza, smarrimento e desiderio di trascendenza, rendendola unica nel panorama della letteratura italiana del Novecento.
Nonostante una vita breve e travagliata, la sua produzione ha lasciato un’impronta indelebile sulla poesia moderna, influenzando scrittori e poeti successivi. L’eredità di Campana invita a leggere la poesia come esperienza di profondità emotiva, viaggio interiore e ricerca di verità attraverso il linguaggio visionario.
La scelta
La poesia esplora l’esperienza della solitudine e del dolore interiore come realtà totale, sospesa tra angoscia e speranza, tra visione concreta e simbolismo. Campana non si limita a descrivere un momento, ma apre uno spazio poetico in cui il cuore ferito diventa immagine della condizione umana, un luogo in cui il tempo e la sofferenza si intrecciano con il desiderio di liberazione. La sera, con la sua nebbia e i suoi chiarori, diventa scenario della riflessione e dell’attesa, mentre la luce del mattino ardente si profila come simbolo di rinascita e trasfigurazione interiore. Il linguaggio è intensamente evocativo; ogni immagine – il fumo, l’acetilene, le stelle, la piaga rossa – veicola emozione e senso universale, fondendo il concreto e il simbolico in un unico respiro poetico. La poesia conduce l’io attraverso i contrasti della percezione: oscurità e luce, dolore e attesa, smarrimento e speranza, creando un ritmo interno che oscilla tra tensione e quiete, tra intensità e delicatezza.
L’INVETRIATA
La sera fumosa e l’acetilene
del caffè.
Guardo la faccia irruvidita del mio cuore
dietro i vetri che la sera di neve
e di tristezza
scolorano.
Nel cuore ho una piaga rossa languente.
Le stelle sono bottoni di madreperla
e la sera si veste di velluto:
E tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c’è
Nel cuore della sera c’è
Sempre una piaga rossa languente.
O quando, quando in un mattino ardente
L’anima mia si sveglierà nel sole
nel sole eterno, libera e fremente!
I versi mostrano l’abilità di Campana nel trasformare il dolore e la solitudine in materia poetica universale, dove ogni immagine – la piaga, le stelle, la sera – diventa simbolo di intensità emotiva e di ricerca di liberazione. L’autore intreccia concretezza e visione, oscurità e luce, angoscia e speranza, creando un testo che è insieme canto del cuore ferito e meditazione sulla condizione umana. L’invetriata si chiude con l’immagine del mattino ardente, un’epifania di rinascita che suggella la capacità della poesia di trasfigurare il dolore in esperienza estetica e contemplativa.

Timoteo Lauditi
È nato a Basilea nel 1962, città in cui ha studiato e lavorato fino al pensionamento, e attualmente risiede a Roseto degli Abruzzi. La sua esperienza poetica si sviluppa lungo diversi periodi della vita, con testi raccolti sul proprio sito web timoteolauditi.ch.
Nel 2019 ha conquistato il 1° premio al primo concorso di poesia cui abbia partecipato, il contest È tempo di versi della Compagnia dei Poeti Erranti.
L’anno successivo ha preso parte a reading poetici trasmessi da Radio Onefive nel contest E All’Ora Si di Paola Minussi e da R102 nel contest Sulle Ali Del Pensiero, condividendo la scena con altri autori contemporanei.
Nel 2021 ha ricevuto il Premio al Merito Culturale al concorso Amor ch’a nullo amato amar perdona e ha partecipato alla lettura ininterrotta dell’intera Divina Commedia in occasione del 700º anniversario della morte di Dante Alighieri, ospitata dal Piccolo Museo della Poesia a Piacenza. Nello stesso anno ha pubblicato la silloge L’Infinito Viaggio per Pluriversum Edizioni.
La sua poesia nasce da una profonda riflessione sul tempo, sull’esistenza e sul senso dell’arte:
«Più vivo e più mi accorgo di non conoscere che il sussurro della vita, e mi ci vorrebbe l’eternità per coglierne la pienezza. Le parole meno sono e meglio è, per non sovrastare quel filo sonoro che dall’universo sentiamo: quindi la poesia è l’involucro più adatto per catturarne le note. A questa dedico ogni tanto il mio tempo, intrecciando dell’infinito cammino gli effimeri istanti, mentre continuo la ricerca di Colui che ci ha fatto il dono della superba prima arte: la poesia».
La produzione di Lauditi testimonia una costante attenzione alla musicalità del verso, alla densità simbolica e alla capacità della poesia di rendere tangibile l’invisibile, collocandolo in un panorama contemporaneo che fonde esperienza personale e riflessione universale.
La scelta
La poesia esplora l’esperienza della vita e della perdita come evento totale, sospeso tra costruzione e disfacimento, tra legami umani e consapevolezza della morte. Lauditi non si limita a narrare episodi esistenziali, ma apre uno spazio poetico in cui l’atto del vivere e il distacco inevitabile diventano simboli universali della condizione umana. Il tempo e la fragilità dei rapporti si manifestano attraverso immagini concrete – le braccia, le radici, l’ascia – che si caricano di valore metaforico, suggerendo riflessione e introspezione. Il linguaggio è chiaro e meditativo; ogni immagine veicola un senso di precarietà e di caducità, fondendo esperienza quotidiana e profondità esistenziale in un unico respiro poetico. La poesia conduce l’io attraverso contrasti di costruzione e perdita, sicurezza e vulnerabilità, creando un ritmo interno che alterna tensione e quiete, tra consapevolezza e rassegnazione.
L’ASCIA
Ho lavorato una vita
per allungare i legami,
ho allungato le braccia
a destra ma anche a manca,
affondato nel terreno
le gambe come radici
creandomi attorno un mondo
di affinità elettive.
Non ho fatto caso al tempo
che speravo fosse eterno,
per godermi all’infinito
i compagni miei di viaggio.
Ma un po’ d’anni a questa parte
sento il sibilar dell’ascia
che ferrea tagliente cade
a destra ma anche a manca
attorno alla mia esistenza
costringendomi a fermarmi
o a ritirar le spalle
onde evitarne il taglio
mentre decisa recide
uno ad uno i miei legami
lasciandomi solo e spoglio
come un cedro nel deserto.
La morte tutti reclama
seppur non le apparteniamo
dovrà però rassegnarsi
a liberarci dal giogo
per poi implodere in sé stessa.
I versi mostrano l’abilità di Lauditi nel trasformare la quotidianità dei legami e la consapevolezza della morte in materia poetica universale, dove ogni gesto – allungare le braccia, affondare le radici, sentire l’ascia – diventa simbolo di esperienza umana e riflessione esistenziale. L’autore intreccia concretezza e meditazione, costruzione e decadenza, vita e morte, creando un testo che è insieme canto del vivere e meditazione sulla caducità dei legami. L’ascia si chiude con l’immagine dell’atto ultimo della morte e del distacco, un’epifania di consapevolezza che suggella la capacità della poesia di rendere universale la condizione dell’uomo di fronte al tempo e alla fine.
Gian Carlo Lisi, Editore
LA POESIA DEL VENERDÌ – Dino Campana e Timoteo Lauditi – International Web Post


